Guide
Riunioni d’affari fra italiano e inglese senza incidenti diplomatici
Il caso di un calzaturificio marchigiano.
Gestire una riunione aziendale quando si incrociano parlanti di lingue diverse richiede una competenza linguistica tecnica elevata, ma anche una profonda conoscenza delle differenze culturali.
Ecco una guida pratica per navigare in contesti di lavoro fra i paesi anglosassoni, assicurandosi che la lingua non sia un ostacolo e che la mediazione avvenga nel rispetto delle sensibilità personali, per decretare il successo o il fallimento di un appuntamento di lavoro.
Le peculiarità della cultura italiana
Gesticolare e parlare a voce piuttosto alta
Questi segnali non sono necessariamente sinonimi di rabbia o nervosismo, ma possono far parte della personalità dell’oratore o indicare il particolare coinvolgimento emotivo nella questione.
Gestione del tempo tendenzialmente flessibile
Se la riunione è in programma alle 9:00, potrebbe verosimilmente iniziare alle 9:10, e se la conclusione è prevista per le 17:00, potrebbe finire anche alle 17:15, senza che questi ritardi vengano considerati come significativi.
Il cibo come fattore per costruire la fiducia
Nella nostra cultura, le relazioni interpersonali sono alla base dei contratti. Un pranzo o un aperitivo di lavoro non sono momenti frivoli, ma vere e proprie occasioni utili per costruire la fiducia fra le persone. Non si può firmare un accordo commerciale senza aver prima stabilito un legame personale, e il pranzo di lavoro è l’occasione ideale per farlo.
L’importanza del caffè
Nella cultura italiana, il caffè ha un ruolo chiave anche nelle occasioni di lavoro. Condividere un caffè con i colleghi o partner aziendali è fondamentale per costruire la fiducia necessaria agli affari. I momenti informali alla macchinetta del caffè, quindi, diventano opportunità per stabilire il legame personale su cui poggia la collaborazione professionale o magari negoziare un prezzo più vantaggioso su un contratto di acquisto.
Le peculiarità della cultura britannica o americana
Comunicazione diretta
Lo stile della comunicazione anglosassone è esplicito, semplice e chiaro, per veicolare il messaggio nella maniera più diretta possibile, senza lasciare spazio a sottintesi.
Feedback addolcito
Nonostante la comunicazione sia esplicita, le critiche vengono spesso edulcorate dall’uso di downgraders, ossia delle parole attenuanti come “forse” o “un pochino”. Nel Regno Unito, in particolare, si fa largo uso di understatement diplomatici che possono nascondere critiche molto severe dietro espressioni apparentemente leggere.
Critiche in un sandwich
Negli Stati Uniti, viene spesso utilizzato il metodo cosiddetto sandwich per avanzare delle critiche in un contesto di lavoro. Sostanzialmente si tratta di una tecnica che consiste nell’avvolgere, come all’interno di panino, la frase critica o negativa, circondandola da affermazioni positive o di incoraggiamento. Questo metodo, se non correttamente interpretato, può essere spesso una fonte di fraintendimenti di natura culturale, perché lo stile può apparire poco sincero.
Pranzo in ufficio con una breve pausa dalla riunione
Nelle culture anglosassoni, i pranzi di lavoro sono spesso brevi e finalizzati a scopi pratici. Ad esempio, è usanza diffusa ordinare un pasto rapido, da consumare al volo direttamente in ufficio durante una breve pausa dalla riunione, per evitare di interrompere il flusso e ottimizzare i tempi. Il cibo, quindi, non ha sempre la funzione di consolidare i rapporti interpersonali e anzi, mangiare un panino in ufficio indica impegno e dedizione nei confronti del tema trattato.
Per approfondimenti legati alle differenze culturali nei contesti lavorativi di tutto il mondo, suggerisco la lettura del libro “La mappa delle culture. Come le persone pensano, lavorano e comunicano nei vari paesi”, scritto da Erin Meyer, da cui sono tratte le brevi informazioni fin qui riportate.
In questo scenario, un’interprete professionista non agisce solo come traduttore puramente linguistico, riportando parole da una lingua all’altra, ma si comporta come un vero e proprio “facilitatore culturale”, in grado di decodificare i messaggi impliciti, fondamentale per evitare che le differenze culturali siano percepite come attacchi personali o mancanze di rispetto. Grazie alla capacità di inquadrare i comportamenti, come la gestione del tempo o le abitudini della pausa pranzo, l’interprete assicura che la riunione sia un momento di comprensione reciproca ben oltre le semplici parole, salvaguardando la fiducia interpersonale e l’efficacia della collaborazione professionale.
Intelligenza culturale in pratica
Nella mia decennale esperienza come interprete tra l’italiano e l’inglese in contesti lavorativi multiculturali, ho collezionato numerosi aneddoti legate alle differenze culturali, a volte simpatici, altre volte degni di una riflessione più approfondita. Ora ti racconto un episodio che, se gestito senza intelligenza culturale, sarebbe potuto costare migliaia di euro, licenziamenti, mancati accordi o addirittura la fine della collaborazione.
La sottile differenza tra complimento e offesa
Immagina questa situazione. Da un lato, un responsabile tecnico di una fabbrica calzaturiera, sulla cinquantina, italiano al 100%; dall’altro, una giovane merchandiser di un’azienda britannica di moda, che si appoggia alla fabbrica italiana per la produzione delle scarpe Made in Italy. Al centro mi trovo io, nel ruolo di interprete di consecutiva fra italiano e inglese, per aiutare i due partner a comunicare e decidere la strategia di collezione più ideale per la stagione futura.
Durante gli scambi serrati fra i due, a un certo punto la persona italiana commenta scherzosamente così:
“Tu sei troppo giovane, queste cose non le sai.”
Il tono, appunto, è scherzoso. Si tratta di un commento senza dubbio personale e diretto, ma le intenzioni non sono offensive. La frase viene pronunciata a margine di una lunga discussione su alcune questioni tecniche di design, e quindi non avrebbe avuto nessun seguito durante la riunione o ai fini della decisione.
In una frazione di secondo, mentre ascolto la battuta, mi rendo conto della potenziale bomba sganciata sul tavolo della conversazione. Conosco bene la cultura dell’educazione britannica e la consuetudine, in un ambiente lavorativo, di lasciare da parte le differenze personali, per concentrarsi soltanto sulle competenze. Nella stessa frazione di secondo, decido di tradurre in inglese la frase in questo modo:
“You’re quite young, so it is only natural for you to have less knowledge in this field.”
Una traduzione letterale avrebbe potenzialmente ferito o offeso la giovane merchandiser, messo a rischio l’esito della decisione sulla collezione e, potenzialmente, portato a conseguenze più gravi dal punto di vista delle relazioni fra i due partner.
Cosa ho fatto? Conoscendo le peculiarità della cultura britannica, ho deciso di ammorbidire la traduzione introducendo delle piccole – ma fondamentali – parole che smorzano l’effetto del commento (quite, it is only natural, less knowledge). Si tratta di una versione frutto di un’attenta valutazione della situazione e dell’intento comunicativo dell’oratore: il suo obiettivo non era certamente offendere la persona a cui si stava rivolgendo, ma soltanto scherzare sulla differenza di età e delle competenze artigianali che si imparano lavorando sul campo ogni giorno per quaranta anni.
Le parole possono avere diverse sfumature di significato e infinite possibilità di traduzione: sta al professionista umano mettere in pratica la sua intelligenza emotiva, culturale e relazionale per trovare il modo più adatto per tradurle nel contesto specifico in cui si trova, in base agli scopi della conversazione, senza tradire le intenzioni comunicative degli oratori.